Ciao Carlo, ho appena finito di leggere il tuo romanzo "Il Falsario di Reliquie" che ha vinto l'edizione 2015 del difficilissimo torneo Ioscrittore (https://www.ioscrittore.it/ Il che prevede che gli stessi autori leggano e giudichino dieci fra le altre opere in concorso. Vincitore assoluto, hai sbaragliato quasi 4.000 concorrenti. Il tuo è un romanzo che si inserisce in un filone classico, il giallo storico, ma, allo stesso tempo, ha una serie di caratteristiche originali: basato su eventi accaduti realmente, la scrittura volutamente moderna, l'accuratezza della lingua e della ricerca. Tra le righe, poi, si legge una rilettura critica della storia e della contemporaneità. Sono andata troppo oltre?

 

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18/03/2019, 19:11



Il-Manager-e-la-Sindrome-di-Stoccolma.-Una-strada-doppio-senso.


 



Che cos’è la Sindrome di Stoccolma  

"La sindrome di Stoccolma si riferisce al fenomenopsicologico spesso osservato in situazioni di
ostaggio in cui gli ostaggiiniziano a identificarsi (e simpatizzare con) il loro rapitore, anche semaltrattati. 
Il rapitore controlla la fonte di vita (cibo, acqua, riparo, ecc.)Del prigioniero e la punizione / ricompensa è ricevuta dalla stessa fonte: ilrapitore."  

Poiché gran parte della nostra autostima nei tempi moderni èdefinita e deriva dal lavoro, si è a rischio di sperimentare la Sindrome diStoccolma quando ci si trova in un determinato ambiente di lavoro abbastanza alungo. 
Nella Sindrome di Stoccolma organizzativa il collaboratoredi un’azienda inizia a identificarsi e a essere fedele a un datore di lavoroche lo maltratta (maltrattamento definito, in questa situazione, come abusoverbale, richiesta di un orario eccessivamente prolungato e generalmentel’ignorare il benessere e le esigenze emotive di il dipendente). Come nel casodella dinamica prigioniero/ sequestratore, il datore di lavoro ha il controllosul destino del collaboratore"  

Organizzazione e Sindrome 

Il dipendente che sta vivendo la Sindrome di Stoccolma ètalmente legato al proprio ambiente lavorativo che tenderà a difendere e agiustificare, razionalizzandoli, tutti i maltrattamenti del datore di lavoro innome del benessere e della sopravvivenza dell’organizzazione. 
Per quanto questa dinamica emozionale possa essereinteressante, confesso che a me è capitato più spesso di incontrare manager chesoffrivano di una specie di Sindrome di Stoccolma nei confronti di lorocollaboratori. Avevano un rapporto quasi di sudditanza psicologica con loro esembravano vivere alla continua ricerca della loro approvazione. 
Scavando nella mia memoria, credo sia una delle dinamicheche conosco meno sensibile alla variabile di genere. Ho visto capi uomini odonne cadere indifferentemente in questa dinamica con donne o uomini o conpersone del proprio stesso sesso. 
Sembra che si instauri un meccanismo per il quale ilconflitto o anche solo la disapprovazione del collaboratore diventa un eventodisturbante assolutamente da evitare. Tipicamente, sia pure a un livelloinconsapevole, il collaboratore percepisce questo meccanismo e tende amantenere col manager un rapporto teso, scostante quando non sottilmentemanipolativo. 
Nel team può succedere che stabilisca una sorta dicontroleadership, coagulando attorno a sé il consenso di persone che hanno unlivello di autostima poco elevato e provano nello schierarsi col"collaboratore maltrattante" un senso di rassicurazione. 

Come affrontarla  

Cercando materiale relativamente ai manager in difficoltànel gestire collaboratori aggressivi si trova poco. Questo deriva probabilmenteanche dal fatto che, spesso, ci si concentra sulle relazioni di potereconcentrandosi su quello formale e gerarchico e non si considera, invece, lacomponente emotiva. 
Posso dire che ho conosciuto altrettanti manager che temevanoun collaboratore di quanti collaboratori che temevano il proprio manager, soloche la paura verso il manager è una paura più esplicita, manifesta, per certiversi condivisibile, è accettato che si abbia paura di una persona in posizionedi potere. La paura da parte del manager nei confronti del collaboratore vienevissuta più spesso con disagio, vergogna, dopo vari tentativi di guadagnarsene,inutilmente, la benevolenza, spesso si finisce per gestire il proprio disagiocon l’evitamento (strategia inefficace), nella speranza che il collaboratoretrovi di meglio e vada via (speranza che raramente si realizza).  

Quali sono i fattori di rischio di personalità del managervittima di "Sindrome di Stoccolma"? 

  •  Il desiderio di essere amato supera quello di essererispettato 

  • Ha difficoltà ad assumere un comportamento assertivo 

  • Tende a essere isolato nell’organizzazione e ha difficoltàa chiedere aiuto e a stabilire alleanze 

  • Ha, qualche volta, una storia familiare alle spalle nellequali si è sentito responsabile del benessere dei genitori  

 Quali sono le possibili strategie di uscita? 
  • Ammettere la propria difficoltà, innanzi tutto con sestesso, e aprendosi con colleghi fidati 

  • Ridurre l’evitamento, cercando di aumentare i contatti conil dipendente con cui si ha la relazione problematica 

  • Accettare di non essere amato o di avere una relazioneconflittuale sul posto di lavoro 

  • Comprendere che, con ogni probabilità, anche ilcollaboratore ha dei problemi ma lui è il suo responsabile e non il suopsicoterapeuta 

  • Un percorso di supporto, di coaching con uno psicologoesperto che possa aiutarlo anche a lavorare, più in generale sul propriobenessere personale. 
Dietro ogni ruolo organizzativo c’è una persona e non sismette di essere vulnerabili, o persino fragili, perché si occupa una casellapiù in alto.    

E a voi, è mai capitato di osservare queste dinamiche?  




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